Le Rsa aperte per combattere invecchiamento e solitudine

 

Viviamo in una società complessa che, nel sottobosco di un benessere che sino ad alcuni decenni fa sembrava non arrestarsi, nasconde una diffusa fragilità. La Lombardia, con le sue province, si colloca in Europa tra le aree più ricche dal punto di vista economico e discretamente dotate di servizi.

La crisi economica degli ultimi anni, in parte oggi rientrata, ha, nella nostra realtà, numeri diversi rispetto al resto dell’Italia: la disoccupazione, per esempio, è in alcune provincie lombarde a livelli molto bassi. Eppure l’intervento sociale degli enti locali, sia in termini di numeri sia di quantità di risorse ad esso destinate, fa emergere una situazione di marginalità, precarietà, malessere estremamente radicata nel territorio regionale.

Anche a Somma e nei Comuni del nostro Ambito distrettuale i numeri delle persone che a vario titolo chiedono un sostegno sociale, economico, lavorativo, abitativo sono consistenti. Elevato nell’ambito distrettuale è anche il numero di minori e relative famiglie seguite dagli enti locali di riferimento: segno evidente di una crisi che non è solo di natura economica.
I comuni, che per natura sono gli enti a cui cittadini maggiormente si rivolgono per cercare di uscire dalla loro condizione di fragilità, faticano sempre più a dare risposte all’altezza della situazione. Inoltre la domanda di intervento sociale è negli ultimi anni cambiata e sempre più cambierà nei prossimi anni. Pensiamo per esempio all’invecchiamento della popolazione e alla solitudine che sempre più l’accompagna, dovuta al fatto che sta praticamente scomparendo la rete di aiuto familiare che in passato garantiva sostegno alle persone anziana, soprattutto nel momento in cui perdevano autonomia.

Sempre più quindi dovrà essere la società nel suo complesso a farsi carico di questo problema, affiancando alle tradizionali forme di intervento (assistenza domiciliare, ricoveri in strutture residenziali) nuovi modelli di presa in carico di persone che perdono in parte o in toto la loro autonomia.

Siamo notevolmente in ritardo, anche nella nostra regione che negli ultimi anni, a parte qualche progetto spot purtroppo fallito, come quello delle RSA aperte, ha puntato tutto sulle Case di riposo (per usare un definizione che rende meglio l’idea). Alcune strutture residenziali della nostra zona hanno da tempo accettato questa nuova sfida, allargando l’offerta dei servizi alla popolazione anziana (salvo poi trovarsi nella condizione di non potere più far fronte agli impegni assunti per il venire meno dei finanziamenti promessi). Sono però una goccia nel mare aperto, occorre andare oltre e qui entra in gioco la politica: regionale soprattutto. Si potrebbe cominciare proprio dal far ripartire, garantendo adeguate risorse, l’esperimento delle RSA aperte al territorio. Anche le nostre due RSA dovrebbero cominciare a ragionare diversamente e a pensare a quale contributo potrebbero dare al territorio che le circonda, a quante persone, oltre a quelle ospitate nelle proprie strutture, potrebbero sostenere e togliere da una situazione di marginalità.